Il mondo avrebbe bisogno di essere empatico, e nella vita di tutti i giorni servirebbe per accorgersi di chi ci sta intorno e liberarci dei pregiudizi.

Empatia, tolleranza, integrazione sono tutti concetti che spesso vengono usati come sinonimi, quando invece non andrebbero confusi.

R.J.Palacio, che è cresciuta in una della città più multietniche e globalizzate, New York, sa bene come le persone possano abituarsi alla diversità, ma dice in un’intervista: essere tollerante non significa automaticamente essere empatici.
Perché l’empatia implica una grande comprensione del prossimo, è immedesimazione.
Inoltre, sempre secondo l’autrice, è importante focalizzare l’attenzione sull’impossibilità di insegnare l’empatia; è solo attraverso l’esempio di un buon comportamento che si può sperare di ottenere dei risultati. Gli adulti, genitori e insegnanti in particolare, devono inspirare l’empatia.
In questo modo è possibile arginare le difficoltà e il bullismo.

Ma l’esempio deve procedere di pari passo con l’esperienza: nel libro Wonder si affronta il tema del bullismo nelle sue varie forme.
Nell’episodio di maggior violenza Henry e Miles proteggono August non perché sono amici (quasi l’opposto), ma forse perché vedendo un comportamento orribile sanno di dover reagire e fare la cosa giusta.
Capiscono il vero significato delle azioni e si liberano dei pregiudizi.

Attraverso l’empatia possiamo avere l’inclusione, in cui non ci sono gruppi che convivono, ma solo persone che vivono insieme. Per accorgersi finalmente che siamo tutti la stessa umanità!