Certe volte, sono le domande più semplice e più dirette, che faticano a trovare una risposta: Monica Petrosino, una giornalista di La Stampa, all’età di 11 anni cercava risposte precise.

“Nel 1983, avevo appena finito di leggere Se questo è un uomo. – Scrive la settimana scorsa sul giornale – Ma restavano domande senza risposta: esiste la malvagità?”

E così, l’innocenza di una bambina ha trovato la strada più semplice: scrivere una lettera a Primo Levi. E lo scrittore rispose con franchezza alla piccola Monica.
Forse, nemmeno il grande scrittore riuscì a dare una spiegazione alla crudeltà, ma propose alla bambina, e oggi a tutti noi, un concetto che fa molto riflettere: “l’ignoranza volontaria”.

Durante la seconda guerra mondiale, l’ignoranza volontaria della gente ha portato a conseguenze inimmaginabili, ma purtroppo continua a essere un concetto molto attuale e facilmente rintracciabile nel nostro quotidiano e in quello dei ragazzi.

Nel nostro piccolo, leggiamo notizie per capire quello che ci circonda e incontriamo momenti in cui far finta di non vedere ci sembra la soluzione più semplice e più educata.

R.J.Palacio ha raccontato molte volte di come l’idea per il suo libro Wonder sia nata, quando, dopo l’incontro con una ragazzina con la sindrome di Treacher-Collins, la sua reazione istintiva sia stata quella di allontanarsi velocemente, per paura che i suoi figli potessero reagire in modo inappropriato. Ferì i sentimenti di quella ragazzina e non ha mai dimenticato quell’esperienza.

Non è forse importante ricordare che spesso anche ignorare volontariamente è una scelta definitiva, forte quanto agire?

La Storia ci insegna di essere fatta di piccoli gesti, che possono portare a immani cambiamenti; anche i nostri piccoli eroi di Wonder ne sono stati testimoni, quando, dopo l’episodio di bullismo, decidono di schierarsi dalla parte di Auggie.
Smettere di ignorare ha permesso a molti di loro di andare oltre i pregiudizi, e scoprire lati inaspettati del proprio carattere.

Insomma, il monito di Primo Levi si rivolgeva a ciò che è stato, ma anche e soprattutto a ciò che non deve ripetersi, e a questo possiamo contribuire tutti, piccoli e grandi.

Potete leggere l’articolo e la lettera di Primo Levi sul sito del quotidiano torinese.