Affrontare la realtà con i ragazzi non è sempre facile, soprattutto quando la realtà irrompe nel suo sconcertante orrore.

I recenti avvenimenti di questi giorni, che hanno scosso la Francia e il mondo intero e le terribili stragi giornaliere in Nigeria hanno aperto ferite e dibattiti colmi di rabbia, paura e solidarietà.
Tutti sentimenti che affollano i nostri gesti, i nostri pensieri, ma soprattutto i nostri discorsi.

Sorge spontaneo domandarsi come raccontare ai ragazzi quello che sta accadendo; e magari, come genitori o insegnanti, vi siete già trovati in questa situazione.
Sicuramente ci sono molti modi diversi per affrontare temi difficili: tanti esperti e molti libri ci possono consigliare.
Forse l’unica certezza è quella di non restare in silenzio, ma affrontare questi sentimenti forti, che non possono lasciare indifferenti grandi e piccoli.

Nelle scuole e nei libri come Wonder si parla di pregiudizi, di bullismo, di emarginazione e anche della crudeltà; per far capire meglio questi concetti, cerchiamo esempi che possano riflettere la quotidianità dei ragazzi.

In Francia esistono un giornale per lettori di 10-14 anni, Mon Quotidien, e un altro, Petit Quotidien, per i bambini ancora più piccoli, dai 6 ai 10. All’indomani della strage sono usciti due numeri speciali dedicati a come spiegare la strage di Charlie Hebdo ai bambini.

Calvino, nel finale di Le città invisibili, parlando dell’inferno “che abitiamo tutti i giorni” scrive che per non diventarne parte dobbiamo “riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
I bambini e i ragazzi sono quello spazio da preservare.
Parlare e renderli partecipi di quello che succede può dar loro quella consapevolezza per capire, e avere la possibilità di decidere se crescere in una società più giusta e più fraterna.

Gli adulti, di fronte a loro, hanno la responsabilità della realtà: non possiamo esimerci dall’affrontare la realtà nemmeno quando vorremmo che fosse lontana.

Raccontateci le vostre esperienze.